Come “Rete Diritti di Cittadinanza FVG”, a fine 2009, vogliamo fare un bilancio della situazione sociale in questo nostro territorio.
Dopo l’abrogazione, nel 2008, della L.R. n. 5 sull’accoglienza e integrazione dei nuovi cittadini (assieme ai difensore civico, tutore dei minori e reddito di cittadinanza) il Consiglio regionale ha introdotto con varie norme numerose esclusioni e/o forti limitazionidei cittadini comunitari ed extracomunitari dai servizi sociali e diprima necessità come la casa e il bonus bebè. In un groviglio di leggi e regolamenti, alcuni aggiunti anche dalla recente finanziaria, si è fortemente condizionato l’accesso al welfare per decine di migliaia di persone regolarmente soggiornanti ad un numero alto di anni di residenza in Friuli Venezia Giulia. In alcuni casi per gli extracomunitari si è prevista addirittura l’esclusione totale.
Il panorama giuridico dei diritti in questa Regione ha così fatto un salto indietro di decine di anni introducendo discriminazioni dirette ed indirette che tagliano fuori dal regolare accesso ai servizi pubblici fasce consistenti di popolazione che, con il loro lavoro, hanno assicurato e assicurano entrate certe ai bilancio regionale e comunali.
Contemporaneamente le forze politiche di maggioranza, Lega Nord in particolare, hanno attaccato anche il diritto/dovere di assicurare condizioni minime ed essenziali di civiltà come le cure sanitarie necessarie ed urgenti per tutti i cittadini anche non regolari o la possibilità di esercitare il diritto di esprimere proprie e diverse culture, lingue e religioni. Grandi manifestazioni (a Pordenone, Udine, Trieste) e numerose ed importanti prese di posizione hanno fermato questi intenti estremistici.
Constiamo però che, con veemenza ed autentica violenza verbale, si sono usati alcuni simboli religiosi cristiani (che dovrebbero essere di pace e dialogo) per scatenare campagne contro opinioni e religioni differenti. In quell’aula del Consiglio regionale che ha più volte crocefisso i diritti di cittadinanza e di accoglienza di donne, uomini e bambini ci si è voluti”pulire”le coscienze esponendo una croce;
mentre si giustificava il taglio, la discriminazione all’accesso al welfare per gli immigrati con la riduzione delle risorse e i sacrifici, a fine anno e zitto zitto, quel Consiglio Regionale ha votato un nuovo aumento delle diarie dei Consiglieri.
Anche quest’ultima vergognosa decisione dimostra come l’attacco ai diritti di cittadinanza di parti minoritarie ma consistenti di popolazione è tutto politico, nient’affatto necessario e giustificato se non dalla volontà di distogliere l’attenzione dalla grave situazione sociale (e noi crediamo anche culturale) indicandone (come altre volte nel passato triste è stato fatto) la causa nella presenza stessa degli immigrati, manifestazione invece sia di scelte economiche (la globalizzazione) decise da chi gestisce e non da chi subisce l’economia internazionale e sia dall’accrescere di conflitti, persecuzioni, fame e povertà nel mondo.
Ma chi, come questa Giunta regionale, ha deciso con il varo del programma di cooperazione nella sua ultima seduta, di escludere dal prioritario intervento le grandi aree di povertà mondiale e i Paesi più poveri, è distante anni luce da quel Gesù che tanti sepolcri imbiancati hanno di nuovo crocefisso sul Golgota del Consiglio regionale. Noi nel 2010 continueremo a seminare e raccogliere speranze e convinzioni di nuova cittadinanza e convivenza pacifica.
Buon anno a tutte e tutti le/i cittadine/i presenti oggi in Friuli Venezia Giulia.
Rete Diritti di Cittadinanza FVG
di Domenico Pecile
UDINE. Dalla circoscrizione a Strasburgo nel giro di pochi anni passando per il consiglio provinciale in cui era stata eletta nel 2006. Rieletta in Provincia nel 2008 con il Partito democratico, nel dicembre del 2008 è eletta segretaria comunale del Partito democratico di Udine. Ma il vero boom di Debora Serracchiani, avvocato romano da anni a Udine, arriva all’assemblea dei circoli del Pd a Roma, il 21 marzo 2009. Da quel momento la strada è vertiginosamente in discesa: prima l’elezione al Parlamento europeo, con il sostegno di 144 mila preferenze, poi la nomina a segretaria regionale del Pd.
- Il 2009 “anno dei miracoli”: dai banchi del consiglio provinciale di Udine a quelli di Strasburgo e al vertice regionale del Pd.
«Sì, è stato l’anno per così dire di una seconda vita, che è stata sconvolta sia sotto il piano privato sia sotto quello pubblico».
- Tutto questo successo inatteso come le ha cambiato la vita?
«Me l’ha cambiata radicalmente nei tempi e nei luoghi. Basti pensare che mi càpita di prendere anche tre-quattro aerei la settimana, cosa che non avrei mai messo in preventivo. Sì, sono passata dalla routine a una vita completamente diversa, sempre in movimento».
- I malevoli, anche all’interno del Pd, dicono che si sia un po’ montata la testa. Che cosa risponde?
«Non credo assolutamente che sia così, anche se comunque tocca a me dimostrarlo con i fatti. Per questo tengo sempre i piedi ben saldi a terra».
- Un potere e una visibilità così importanti e arrivati così all’improvviso possono creare un po’ di ebbrezza da altitudine?
«No, più che ebbrezza da altitudine danno una grande responsabilità. Come dire...».
- Dica.
«Ecco: posso affermare con certezza che aumenta l’ansia da responsabilità più che l’ebbrezza da altitudine».
- Parliamo del suo doppio incarico, il quale è stato uno dei tormentoni che hanno infiammato il dibattito precongressuale del Pd. È ancora convinta che i due ruoli siano compatibili?
«Guardi, assolutamente sì e lo dico con certezza. Me ne sto convincendo sempre più. Non soltanto, ma considero i due incarichi complementari».
- Davvero?
«Sì, è molto importante essere europarlamentare ed essere in questa regione segretario regionale. I due ruoli si completano a vicenda e dunque sono addirittura utili».
- Di nuovo, in questi giorni, la stampa nazionale si sta occupando di una sua possibile candidatura alla Regione Lazio. È davvero una partita aperta?
«Quest’ipotesi non esiste né in Lazio né altrove. Dal momento che sono segretaria regionale del Pd spero non sia necessario chiarire che il rispetto verso gli elettori del territorio impone scelte coerenti. È vero, però, che le circostanze in cui si formano queste ridde di voci intorno a un nome o all’altro devono farci riflettere tutti quanti e farci interrogare su che cosa non stia funzionando nei meccanismi decisionali del Pd».
- Sì, questo lo sta dicendo da diverso tempo. Ma se il suo partito le chiedesse un “sacrificio”...?
«Il partito questo sacrificio non me l’ha chiesto, per cui vivo ancora con estrema tranquillità e un certo distacco questa vicenda».
- Rapporti interni al Pd regionale: è riuscita a ricomporre un po’ la frattura, che voi stessi definivate fisiologica perché precongressuale, con i bersaniani?
«Posso dichiararmi molto soddisfatta del lavoro che fin qui è stato fatto e devo dire grazie a Enzo Martines e a Maria Cristina Carloni».
- Come mai questo ringraziamento?
«Semplicemente perché si sono dimostrati – subito dopo la fine del congresso regionale – due persone assolutamente capaci, serie e che hanno trasmesso il messaggio secondo cui l’importante era tenere assieme il partito pur avendo magari distinguo e creando i luoghi in cui queste differenze possono essere discusse. Lo ripeto: sono molto soddisfatta per come è stata fatta la segreteria e per l’elezione a presidente dell’Assemblea di Tarcisio Barbo. Insomma, sono felice per il clima di collaborazione».
- Tuttavia la sua recente partecipazione al “No B. day” aveva creato nuovi “mal di pancia” nel Pd e altre critiche nei suoi confronti. Superato tutto?
«In realtà, credo che i fatti abbiano dimostrato che la linea del partito è quella che ho assunto io con un po’ di anticipo».
- Sicura?
«Lo stesso segretario Bersani e il presidente dell’assemblea nazionale mi pare che poi abbiano condiviso la scelta che ho fatto io, ognuno a suo modo. Ritengo però in tutta onestà che il partito debba avere altro di cui discutere rispetto alla partecipazione o meno a una manifestazione».
- Cambiamo argomento: un giudizio sulla Finanziaria regionale appena approvata.
«Il giudizio che ho dato è negativo. Questa Finanziaria avrebbe meritato maggiore coraggio. Sono preoccupata per le entrate perché mi pare che, per esempio, non si stia lavorando per recuperare quelle delle compartecipazioni. Sono pure notevolmente preoccupata per le infrastrutture che faticano a venire alla luce. Senza contare i tagli che forse andavano meglio capitalizzati. Infine, come scelte trovo che ce ne siano alcune davvero sconfortanti».
- Un esempio?
«Quella di vendere Mediocredito».
- Un giudizio sul presidente Tondo.
«Per quanto riguarda il presidente della Regione – e gliel’ho già detto – non posso che mettermi a sua disposizione per quanto concerne le mie competenze in Europa. Per quanto concerne, invece, la linea politica che attua in Regione, il mio dispiacere più grande è che trovo sia ostaggio della Lega, per cui in questo momento non sta facendo la politica più utile per la Regione».
- Restiamo in casa Pdl. Il coordinatore regionale, Isidoro Gottardo, dice che lei è lontana da Bersani e a metà strada fra il Pd e l’Italia dei valori. Che cosa ribatte?
«Be’, mi fa piacere che Gottardo sia così attento al centro-sinistra, perché vuol dire che sta pensando che abbiamo cominciato a lavorare sulla strada giusta».
- Udc o Italia dei valori?
«Il problema è un altro e cioè che il Pd deve avere l’ambizione e il senso di responsabilità per costituire il perno su cui lavorare per l’opposizione che, in caso di emergenza, può essere la più larga possibile. Trovo che debba tenere aperte tutte le porte, anche se nella nostra regione non possiamo sottacere le scelte recenti fatte dall’Udc di appoggiare l’emendamento che aumenta il periodo di tempo agli immigrati per l’accesso ad alcuni servizi».
- Lei viene spesso accusata di essere ferocemente antiberlusconiana, di far parte, cioè, di quel “partito” che offre il destro al premier per fare la vittima e aumentare così il consenso.
«Credo che dobbiamo abbandonare la paura di pensare che si possa parlare di Berlusconi declinandolo anche in senso negativo. Penso, comunque – e sono d’accordo con quelli che lo dicono –, che per costruire l’alternativa occorra fare qualche cosa di più».
- Del tipo?
«Sicuramente non è sufficiente stare assieme soltanto perché si ha come unico obiettivo quello di essere contro il premier. Costruire l’alternativa significa offrire proposte concrete. Noi lo stiamo facendo in tutte le sedi opportune. Lo faremo anche in Fvg con la Conferenza programmatica dalla quale trarremo linee importanti».
- Mancano tre anni e mezzo alle regionali. Tre mosse per battere Tondo e il centro-destra.
«Prima: rafforzare il partito con un radicamento fatto di proposte. Seconda: cercare di ragionare con l’opposizione presente in Regione, ma anche con il livello nazionale per costruire la proposta alternativa. Terza: non avere paura di fare scelte che possano non essere necessariamente vicine al consenso popolare. L’importante è che alla fine paghino».
- Enrico Letta qui a Udine disse di essere contrario a un candidato presidente della Regione del Pd, preferendo un esterno. Lei sta ripetendo esattamente il contrario. È un’autocandidatura?
«No, nessuna autocandidatura. Ritengo infatti che questo partito abbia l’ambizione di avere due-tre candidature da offrire a tutta l’opposizione».
- Primarie, allora?
«Sono uno strumento che ha dimostrato di funzionare. Non soltanto, ma hanno rafforzato il partito. Dunque: non vedo perché rinunciarvi».
- Nel 2013 in Regione andrete da soli, come piace a Veltroni, o costruirete un Ulivo allargato “alla Illy”?
«Veltroni non diceva di andare da soli, ma di avere la forza di essere un partito maggioritario cioè perno del centro-sinistra. Ecco: nel 2013 dovremo diventare il perno delle forze che dovranno governare la Regione».
- Un giudizio sul sindaco di Udine, Furio Honsell.
«Ritengo che il Pd abbia messo a disposizione del sindaco i migliori assessori e consiglieri: sono molto contenta della squadra che siede in consiglio comunale. Naturalmente Honsell ha la responsabilità dell’azione politica e noi lo supporteremo, anche tenendo conto del fatto che Udine è un caposaldo del centro-sinistra».
- Un augurio per il 2010.
«L’unico che mi viene in mente, perché ne ho viste tante in questi mesi, è quello di ritrovare il lavoro e la dignità del medesimo che quest’anno molte persone hanno perso».
Il Sindaco ha convocato in seduta straordinaria il Consiglio Comunale per GIOVEDI' 31 DICEMBRE alle ore 9.30.
Un giorno o due prima non si poteva? Magari scegliere una data ed un orario che potesse essere meno problematico anche e soprattutto per i cittadini che volessero partecipare? Mah!
Comunque qui sotto riportiamo l'ordine del giorno:
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1) Lettura ed approvazione verbali della seduta precedente del 30.11.2009, dal n° 051 al n° 056;
2) Variazione al Bilancio di Previsione esercizio 2009 (Variazione n. 11);
3) Comunicazione – ai sensi dell’art. 7 del Regolamento di Contabilità – della delibera Giuntale n. 169 del 16.12.2009 “Prelevamento dal fondo di riserva”;
4) Legge Regionale 31.05.2002, n. 14, art. 7 – Approvazione della Variante n. 2 al Programma Triennale 2009 – 2011 e annuale 2009 per le Opere Pubbliche;
5) Approvazione per quanto di competenza del progetto preliminare di potenziamento della rete idrica di distribuzione nella zona Est di Palazzolo dello Stella – Variante al PRGC ai sensi dell’art. 11 della L.R. 11-2009;
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E' comparso sul Messaggero di ieri in cronaca palazzolese l'articolo "d'ordinanza" con il quale il sindaco leghista di Palazzolo Mauro Bordin rendeva noto che anche il locale consiglio comunale aveva approvato l'ordine del giorno a "sostegno" del crocifisso. Il sindaco alla fine si rammaricava della mancata adesione del gruppo del Pd. Avremmo quindi dovuto approvare un documento pieno di inesattezze e di omissioni dal punto di vista giuridico (nelle premesse, piene di rindondanti "regi decreti" risalenti al periodo del ventennio fascista e quindi pre-concordato, non veniva neppure citata la convenzione europea per i diritti umani, firmata e ratificata dal nostro Stato ed alla quale faceva riferimento la recente sentenza in sede europea) ma che pretendeva anche di far passare il crocifisso anche come simbolo laico, un segno della "tradizione", insomma. Un tale atteggiamento dovrebbe infastidire, per primi i cattolici (nel corso della discussione in consiglio abbiamo citato autorevoli pareri di teologi, vescovi e uomini di chiesa). Illuminante l'intervista pubblicata oggi, sullo stesso Messaggero, al vescovo di Udine Mazzuccato: "presepe e crocifisso sono valori e non semplici oggetti: la politica non li strumentalizzi". Chi ha orecchie per intendere .........
A proposito cliccando qui sotto potrete leggere la "Lettera di Natale 2009, il Dio in cui crediamo" scritta a più mani dai sacerdoti friulani Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Luigi Fontanot e Albino Bizzotto
Leggerla farà bene a tutti, comunque la pensiate. Buon Natale.
E' stata approvata dal consiglio regionale del FVG la Legge Finanziaria Regionale per il 2010.
Clicca qui sotto per leggere la relazione del relatore per il Partito Democratico Giorgio Baiutti.

Concessa la cassa integrazione ai lavoratori della Gros Market di Pradamano!

<<Un risultato soddisfacente – dichiara Cristiano Shaurli, segretario del PD provinciale di Udine- raggiunto grazie alla determinazione e alla civiltà dei lavoratori che si erano asserragliati sul tetto del magazzino di Pradamano e che sono stati sostenuti dalla grande solidarietà, delle famiglie in primis ma anche dall'amministrazione pradamanese che con ausili forniti, grazie all'impegno del sindaco Gabriele Pitassi, ha permesso di affrontare questa situazione estrema. Questo risultato è stato raggiunto anche perchè le istituzioni si sono prese le proprie responsabilità. Un risultato positivo però non ci deve far dimenticare che sono stati seppur con fatica riconosciuti semplicemente i diritti di questi lavoratori e che comunque alla Gros Market decine di persone hanno perso il loro posto di lavoro. Allo stesso tempo, il PD e credo tutte le istituzioni, devono adesso ritenere prioritario l'impegno per affrontare questa crisi che ogni giorno drammaticamente mostra i suoi effetti anche, e con forza nella nostra provincia, come dimostrano i recenti problemi della Visottica di Nimis o la grave situazione del distretto della sedia solo per fare alcuni esempi.>>
Cristiano Shaurli

Dopo la terza notte di occupazione sul tetto del Gros market di Pradamano, le sensazioni che ci travolgono sono molte. L’azenda ha stigmatizzato la nostra iniziativa dicendo che potrebbe inficiare qualsiasi loro intervento volto a consentirci ulteriori ammortizzatori sociali. Riteniamo un ricatto tali affermazioni dato che l’elargizione di questi ammortizzatori non dipende dalla volontà aziendale, ma ci spetta di diritto.
Segnaliamo inoltre che solo dopo un’azione così forte, l’azienda si è degnata di parlare direttamente con noi lavoratori di Pradamano, alle loro dipendenze da oltre 20 anni. Ci sorge un sospetto: forse sono più preoccupati della pubblicità negativa che la nostra iniziativa gli sta procurando che dalla reale consapevolezza del dramma che noi stiamo vivendo.
Ora la nostra è una lotta per la dignità.
Tutti parlano di una possibile ripresa e di timido ottimismo, forse per incentivare gli acquisti natalizi, ma la reale situazione di questo strano paese è che moltissimi lavoratori hanno perso, stanno perdendo e perderanno la loro principale fonte di reddito.
Noi non ci siamo scordati che fino a poco tempo fa si parlava di stipendi inadeguati: ora tutto questo è passato in secondo piano a causa della crisi generata dalla finanza spregiudicata mentre i lavoratori sono costretti a subire col ricatto occupazionale qualunque condizione. Siamo considerati indegni di essere ascoltati perché abbiamo voluto estremizzare la nostra lotta, mettendo a repentaglio la salute. Evidentemente conta di più l’immagine dell’azienda che deve rimanere immacolata malgrado stia lasciando in balia degli eventi 30 persone, 30 famiglie che dal primo gennaio non avranno più un futuro certo o perlomeno dignitoso.
La nostra iniziativa, speriamo pertanto, possa essere di stimolo per tutti i lavoratori in difficoltà, perché si crei finalmente un’a rgine a un’idea di società sempre più divisa tra pochi privilegiati, che nonostante tutto devono rimanere tali, a scapito di una moltitudine di persone che, con le loro insicurezze e i loro sacrifici, devono permettere il mantenimento di tale situazione.
A questo punto siamo sempre più determinati e fino a quando non avremo risposte certe non accetteremo di interrompere la nostra azione di lotta, anche perché siamo sempre più consapevoli che la nostra situazione rispecchia totalmente quella di una società malata che va cambiata radicalmente riportando al centro della discussione il tema del lavoro, della persona e di una società più solidale.